Le regole di una dominatrice disciplinaria, le regole di Elisa Visconti.
By elisavisconti at 5 luglio, 2010, 11:28 am
Mistress, e bottom, slave e padrone, un mondo fatto di emozioni, sensazioni e regole. Ma le regole che deve seguire un bottom e una prodomme sono le stesse di un rapporto rack? E le regole, sono per chi? Le regole nella vita sono importanti anzi direi basilari. Ma lo sono anche per chi fa la prodomme. La prima cosa che i miei ospiti bottom imparano quando vengono da me sono appunto le regole. Per qualunque tipo di fantasia concessa e soddisfatta, corrisponde il rispetto a me e alle mie regole. Come Dominatrice, per poter meglio gestire la mia vita e quella degli altri che gravitano intorno a me, sia dal punto di vista privato che professionale, è necessario stabilire delle regole. Sono Regole di vita e di comportamento e regole istituzionali, d’insegnamento, regole che non hanno il compito di umiliare, castrare, soffocare, un individuo, ma al contrario, debbono essere guide di vita. Debbono diventare una guida certa, sicura anche in ambito cdsm. Ma ciò non basta. Per raggiungere i risultati è necessario imparare ad avere un atteggiamento collaborativo e aperto e sopratutto bisogna acquisire tre condizioni fondamentali, che sono basilari per poter giungere ad un profiquo risultato.
Ordine Rispetto e Disciplina, sono i tre capisaldi del mio taccuino delle regole, senza di queste nessuna regola può essere insegnata o imparata,. Sono gli stessi capisaldi che seguo io stessa e che insegno sempre a chi vuole essere disciplinato da me, che siano bottom o slave.
Ordine: Ogni cosa nell’universo ha un ordine ben preciso che deve essere rispettato. Gli uccelli volano, i pesci nuotano, le domina e guidano e comandano i sub eseguono e obbediscono. Sovvertire quest’ordine sarebbe come sovvertire le regole base dell’universo, poichè i pesci muoiono se tirati fuori dall’acqua. Inoltre vi è un ordine giusto o meglio dire momento per ogni cosa. Questo va ricordato. Anche uno slave deve imparare nella giusta misura, ma a tempo debito, perchè insegnare o punire prematuramente non porta a nessun frutto.
Rispetto: Se non si rispetta la fonte delle regole, colei o colui che le ha emanate non si possono rispettare le regole. Ciò è fondamentale, se non si rispetta lo status quo, della dominante, non si rispettano le regole fornite dalla stessa. Per quanto riguarda la mia professione se un bottom non mi rispetta, non può rispettare le mie regole ergo non può imparare. quindi è inutile una disciplina che non si fondi sul rispetto.
Disciplina: Ciò che insegno non sono giochi erotici sm, ma fare uscire fuori le proprie inclinazioni convogliandole nella giusta maniera attraverso l’uso di stumentazioni cdsm e metodo. Ogni disciplina ha sue regole, modi e atteggiamenti che comportano evidenti sacrifici a chi la osserva. I sacrirfici e le conseguneti difficoltà, non risiedono tanto nell’imparare le regole in se, anche gli asini sanno leggere o ricordare, ma nel saperle “utilizzare” al momento opportuno. La disciplina nel seguire un rapporto cdsm è la conditio si ne qua non. Senza disciplina non ci può essere una continuità nell’apprensione , una crescita interiore, un risultato.
Le regole di una Dominatrice Disciplinaria
Come tutte le Domine anche io ho le mie regole. Se uno slave o un aspirante sottomesso neofita, vuole essere guidato o addestrato da me, deve essere consapevole che si rapporterà con me solo attraverso delle regole da rispettare. Ogni domina ha le sue regole. Alcune sono standard e scontate, come ad esempio : “non si parla se la padrona non da il permesso di farlo oppure, la prima cosa da fare quando si è dinnanzi ad una dominatrice è salutarla come si conviene, e quel come si conviene significa sempre e solo prostrandosi a terra e baciando le scarpe della domina in segno di rispetto e sottomissine e dimostrando in questo modo di riconoscere l’autorità”. Altre regole sono personali e ogni domina ha le sue in base alle proprie esigenze. Io tengo in serissima considerazione le regole e le punizioni che infligo ai miei slave quando non le rispettano sono tanto pesanti e denigranti tanto più loro non le hanno osservate. La gravità della punizione è decisa di volta in volta in base, al comportamento dello slave o al mancato rispetto delle regole. E con che criterio punisco? Normalmente per me, vige sempre la regola del tre. Siccome credo fortemente che errare è umano, riproporre l’errore è si, superficile ma possibile, perseverare nel medesimo errore la terza volta è autem diabolicum, agli slave, non è assolutamente concesso il terzo errore. Quindi come punisco?
- Al primo errore, mi limito a sottolineare energicamente ma con estrema calma, avvicinandomi a lui sussurrandogli nell’orecchio, annusando il suo timore, accarezzandolo ma con decisione ferma sottolineando lo sbaglio e guardando profondamente lo slave negli occhi (sempre se riesce a sopportare il mio sguardo cosa che non accade quasi mai) gli spiego cosa ha fatto di male e perchè.
- Al secondo errore, ripetuto, urge un richiamo deciso e più sciolto. Il tono della mia voce e i miei movimenti sono meno sommessi e molto più minacciosi, ricordo all’inferiore la sua condizione, cosa potrà capitargli se decidesse malauguratamente di ripetersi nell’errare minacciandolo di una punizione che io so che lui non gradisce. Sono già nervosa e i miei comportamenti sono più freddi, distaccati, alteri.
- Al terzo errore ho a che fare con un porco. Sapete la frase mai buttare perle ai porci? Offesa dalla sua ignoranza e dal suo mancato rispetto nei miei riguardi nelle miei esigenze, punisco con estrema crudeltà, finchè non ne sono soddisfatta e sopratutto, dopo tale errore visto che la fiducia nello slave si è incliata, il mio rapporto con lui è deteriorato e non disponibile. Non sono più disposta a prenderlo in considerazioni quidi eventuali privilegi che sono concessi solo a chi si comporta bene, o concessi momentaneamente a chi viene da me per la prima volta come neo slave vengono tolti sinchè io lo ritengo opportuno.
Insomma, non rispettare le regole significa si essere puniti in modo inatteso. Ma sopratutto avere attuato un radicale cambiamento del mio comportamento nei riguardi dello slave. E di slave che mi hanno “persa come disciplinante” o che hanno perso i privilegi ce ne sono stati e ce ne saranno e ancora oggi piangono. Quanti ex slave cercano tutt’ora di rintrare nelle mie grazie. Ma sono inamovibile. Chi sbaglia con me è tagliato fuori. Io non torno mai indietro sui miei passi e non riprendo in mano persone che ho relegato sul piano zeta. Perchè chi non rispetta me non merita nessuna considerazione. Ma a questo punto, vi potrebbe sorgere una domanda. Se è la minaccia della punizione non amata un deterrente importante per impedire il perpretarsi di comportamenti scorretti, s e uno slave è masochista, ossia colui che ama il dolore fisico e l’umiliazione mentale, è ovvio che farà di tutto per disattendere le mie aspettative infrangendo volutamente le regole per poter godere della punizione. In quel caso come potrei guidarli?
Eì più facile del previsto con soggetti masochisti. Come ho sempre detto il rapporto sm si deve basare su equilibri che devono essere netti. Un masochista, ama certamente essere sottomesso fisicamente o mentalmente, ma non in qualunque ambito sm. Esistono circa 200 tipi di pratiche sm e bizzarre e un masochista come è d’uopo non si concentra su tutte. I masochisti spesso amano l’una spesso esclude ndo l’altra. Ogni slave, ogni sottomesso anche se masochista, predilige alcune pratiche rispetto ad altre. Ad esempio chi ama essere travestito e gode nell’essere umiliato sessualmentre da altre persone pur essendo eterosessuale, potrebbe non amare frustate o le pinze ai capezzoli, che al contrario sono ricercate dal puro masochista.
Il masochista, non è affatto eccitato da qualunque cosa gli provochi dolore. Ma ha dei suoi gusti ben definiti. E per faregli rispettare le regole come fare? Semplice punirlo nella modalità che a lui da noia o addirittura fastidio, negando il dolore. Il dolore per lui deve diventare un privilegio da poter raggiungere grazie ad un corretto comportamento verso la dominante e non attraverso il dolore come un mezzo punitivo poichè per lui non è tale. Faccio un esempio. Se uno slave masochista del petto, amasse farsi torturare i capezzoli sino al sanguinamento in qualunque modo possibile da me escogitato, morsi, unghie, tacchi affilati, cera, elastici, pesi, pinze, scosse eletriche spine, aghi ecc.. Ma odiasse essere toccato da un uomo, se dovesse disattendere le mie regole dovrei punirlo come? Negandogli decisamente questi privilegi piacevoli di masochismo, e punendolo attraverso l’umilizaione di essere sverginato da un mio slave. Se non altro il mio vero divertimento di sottomissione sarebbe proprio nel contravvedere questo suo limite per un suo errore! Ecco il punto. Ed ecco a volte a cosa potrebbero servire i limiti. Almeno in un rapporto rack o TPE.
Ma questo giuoco vale con tutti gli slave? Decisamente no. Per paradosso è molto più difficile essere rispettati seriamente e profondamente da uno slave esperto che da un neofita. Perchè se il percorso di uno slave esperto, è già delineato e molto rigido, conscio di ciò che vuole e come, un neofita alle prime armi è più stimolante, poichè non ha ancora delineato la sua natura. Potrebbe essere tranquillamente portato a sperimentare pratiche che lui a priori scarterebbe poichè non fanno parte delle sue parafilie, ma questa conoscenza deve essere dosata.
In ambito lavorativo, poi è più difficile fare rispettare le regole. Non essendoci un rapporto domina-slave 24/7, TPE ed essendo una Disciplinaria dispensatrice di servizi sadomaso profit, ci sono dei limiti giuridici che accerchiano molto la possibilità di interazione ingessandola. Difatto la condizio si ne qua non per lavorare è rispettare sempre le richieste del bottom e i suoi paletti. La Dominante lavorativamente è sottoposta a molti vincoli ed è più difficile poter essere se stesse in un rapporto costruito solo su basi professionali. Ma comunque una Dominate professionista che lo è per inclinazione e che quindi gode nell’esserlo a prescindere che lo svolga di lavoro, ha sempre una certa libertà. Se sa dosare le proprie capacità si può divertire comunque. In questo caso se durante una sessione, un ospite non rispettasse le mie regole, la punizione deve essere basata certamente sull’utilizzo delle pratiche che l’ospite ama, rispettandone i limiti, ma le modalità e l’intensità varieranno. Tanto da diventare esemplari.
Ma è facile rispettare da slave le regole di una domina? In realtà rispettare le regole non è affatto semplice. In condizioni normali lo farebbe chiunque. All’inizio di una sessione, lo slave è bendisposto, rilassato, lucido, mentalmete ha tutto sotto controllo, la sua fantasia sta per essere soddisfatta, è al massimo dell’eccitazione mentale. Il suo obbiettivo è quello di fare bella figura, risponde agli ordini e godere delle fantasie che la Domina mette in pratica per lui. Non si lamenta, è veloce nell’eseguire gli ordini, prova piacere in tutto. Man mano che la sessione diventa impegnativa e le richieste delle Domina diventano pressanti e pesanti, per provare la resistenza e il livello dello slave, il sub perde la concentrazione, il timore della prossima mossa prende il sopravvento e l’istinto di protezione prende il posto dell’attenzione. E’ proprio lì che si fanno i maggiori errori. Il calo dell’attenzione porta lo slave a sbagliare. Continuando la sessione si arriva ad un punto in cui lo slave entra in una fase che o chiamo di panico, in cui non sa se quello che fa e che subisce, gli piace o se deve averne paura. Il limite della professionista è questo punto. Questa fase per una Domina naturale non obbligata a rispettare limiti è la migliore, lo slave è totalmente fuori controllo, disperato, disarticolato, la domina vera, può infierire come vuole, per sottometterlo definitivamente con punizioni e costrizioni richieste continue e in escalation. Sinchè si arriva al punto della fase che io chiamo di apatia. In questa fase per istinto di sopravvivenza e autoconservazione lo slave è stremato, apatico, non risponde più ne alle punizione ne hai comandi consapevole che se disobbedisce o si muove è peggio, ora è totalemte sottomesso. Questa è la fase che i negrieri americani usavano per ammansire gli africani quado ne cadevano schiavi. Dopo essere stati segregrati, privati di dignità e costretti a fare e subire cose degradanti e dolorose, i neri per il timore della paura erano diventati succubi. La domina professionista non potrà mai arrivare a tale fase con il suo cliente. In quel caso quando la fase di panico, arriva all’apice, deve drasticamente e velocemente calare la tensione sfociando nella fase terminale di un rapporto a pagamento. L’appagamento…….
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