Lo slave perfetto? Non esiste. Parola di Elisa Visconti.

By elisavisconti at 26 maggio, 2010, 8:38 am

Esiste lo slave perfetto? No. Come non esiste la domina perfetta. Ognuno di noi incarna con il suo carisma e le sue particolarità alcuni ruoli che non è detto si incastrino a perfezione con le inclinazioni dell’altro. E tali ruoli sono soggettivi. Non esiste la perfezione. E se dovesse esistere sono certa che la perfezione annoierebbe. Perchè irrigidisce la capacità di apprendimento, perchè dal momento che una persona, slave o domina se sente perfetto, o il migliore,  egli si ferma. Non evolve e rimane nell’ottusa convinzione di essere arrivato al top che più di così non potrebbe andare oltre. Ma non è così. Il mondo stesso ogni giorno è in continuo divenire e smentisce tali tesi. Non esistono sicurezze oggettive sopratutto quando si ha a che fare con strumenti così poliedrici come le emozioni, lo scibile umano, le connostazioni sociali, le mutazioni morali etc. Anche nel cdsm benchè ci sia un punto di partenza decretato dalla nascita di questa nuova filosofia avanguardista che dopo anni di studi ho elaborato, benchè ci siano delle linee guida da seguire, benchè ci siano dei metodi, non esiste un punto di arrivo. Le tecniche si modificano, le sensazioni si amplificano.  Ma cadere nell’errore del credesi perfetti non solo è umano, ma è la lusinga della vanità. Ed è molto più facile credelo quando si è dei dominanti. Poichè i dominanti per loro natura sono fallaci ad errare nel sentirsi degli Dei indispensabili, arroganti e presuntuosi dimenticando invece che possono essere sgradevoli, pieni di difetti e imperizie come tutti gli altri. A maggior ragione per un dominante che ha fatto del ruolo imperioso uno stile di vita quotidiano, riconosciuto e confermato è molto difficile rimanere umili. Sopratutto quando ogni giorno ci sono persone che ne confermano la  superiorità. Ma la medesima difficoltà ho potuto verificare l’hanno anche moltissimi sottomessi, sopratutto quando hanno la possibilità di essere disciplinati da coloro che anelano e mitizzano. In quel caso se d’apprima vi è un euforia enorme nel sentirsi dei privilegiati, poi si decade nell’arroganza di avere ottenuto ciò che si voleva, peccando di presunzione, credendo di essere degli arrivati. Per crescere, per non fermarsi, per migliorarsi, per porsi verso il mondo in modo proprositivo, bisogna avere la capacità di rimanere umili sempre e sapere che come dico io, più conosco, più mi rendo conto di quanto ancora io non  conosco. La conoscenza deve sempre portare dubbi perchè un buon studioso più conosce più sa di non sapere. Anche lo slave anzi direi il bottom L. ancora una volta non solo dimostra di essere incastrato nell’ottusità di luoghi comuni che sono contrari a ciò che io sto insegnando sia a lui che ad altri sub. Ma dimostra che la contaminazione esterna di ciò che la gente crede che voglia dire o significare essere slave, nonostate io lo smentisca nelle teoria e nei fatti continuamente, è lungi dall’essere sradicata in poco tempo. Ancora una volta L. sbaglia. Ma stavolta  vi metto alla prova, sapete dirmi voi cari lettori dove e il perchè?

Elisa Visconti

Sono passati ormai alcuni giorni dall’ ultima volta che sono stato dalla mia Signora. Ricordo ancora quella irrefrenabile voglia di vederla,quella voglia di servirla,facendomi aimè scavalcare quelle regole fondamentali che fanno di un uomo un perfetto slave. Allora eccomi qui,oggi,ha scrivere sul diario e ha ripensare a quelle sensazioni che ho provato e che sto provando. In questo fine settimana ho voluto abbandonarmi ad un totale relax,restando solo con i miei pensieri,ripensando ai miei sbagli. Sono voluto andare in un luogo dove regna il silenzio e la tranquillità  restando fuori da ogni distrazione,alla ricerca di ciò che di me dovrebbe essere uno slave. Nella mia testa sono passati ricordi,parole ed emozioni. Da anni conosco la mia Signora e da pochi mesi ho l’ onore e il piacere di servirla come suo slave personale,mi ricordo ancora il giorno della mia investitura,fu una grande emozione e una grande sorpresa,questa sua scelta cadde su di me dopo avermi pesato e messo costantemente alla prova,la Sua scelta dovuta anche sulla fiducia e sul rispetto che tralasciando per un secondo i ruoli Dominante/sub erano emersi. Quel giorno ero ai settimi cieli,consapevole di aver dei doveri da rispettare nei Suoi confronti. Doveri innanzitutto morali. Tra cui rispettare i tempi,senza voler correre,proponendomi per quello che sono ora,uno slave ancora da discliplinare, rispettando inoltre il modo in cui verrò istruito traendo da esso il dolce piacere di essere una proprietà privata della mia Signora-Padrona Elisa Visconti. Le ultime parole della Padrona furono che era rammaricata di alcuni miei comportamenti,in me stava scoprendo alcuni lati di me che mettevano in forte dubbio se continuare o no il percorso come slave personale. Queste parole furono e sono il motivo di tale riflessione. La tristezza e il mio stato d’ animo in questi giorni incombe come un grosso macigno sulla mia coscienza,con la speranza che questi miei lati negativi non vadano ad intaccare ed a infrangere quel rapporto che si è creato.
Sono ben 4 giorni che non ricevo più una telefonata ,ne una mail ,ne odo le sua parole, io che oramai mi ero abituato a sentirla tutti i gironi anche più volte al giorno. Lei era la mia sveglia, la mia pausa pranzo, il mio ritorno a casa. La mia buona notte. Beh, a qualcuno potrebbe sembrare ridicolo, a qualcun altro quattro giorni potrebbero sembrare pochi, ma a me sembra un’ eternità. Se questa è la punizione decisa dalla mia Padrona ben venga, sicuramente mi farà crescere e non è detto che sia un modo per istruirmi, consapevole di avere ancora molto da imparare se non tutto. Ma se non fosse una punizione? Se fosse un addio? Non oso pensare cosa farei. Come me la caverei senza la sua guida. Le sue parole, il suo conforto la sua disciplina. Padrona se un giorno leggerà queste mie poche righe sappia che il suo slave ha imparato la lezione e aspetta di servirla in miglior modo restando in attesa delle sue parole.

Suo eterno slave L.

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12 Responses to “Lo slave perfetto? Non esiste. Parola di Elisa Visconti.”

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  1. elisavisconti
    5
    elisavisconti Says:

    Si può sempre migliorare certo, ma bisogna comunque avere delle basi solide e certe….E una gran dose di umiltà!

  2. max
    4
    max Says:

    Penso anch’ io che non possa esistere lo slave perfetto,ma comunque si può sempre diventare un buon slave.

  3. Blu200010
    3
    Blu200010 Says:

    Ecco, allora consideratemi pure un onesto popolano di campagna…… e anche come tale avrei fatto: avrei tentato di recuperare la stxxxxxxa fatta, ammesso che fossi riuscito a capire per colpa di quale delle possibili mie tante, la vostra fiducia in me fosse venuta meno….insomma m’avrebbe pesato non venire a cercarvi e tentare di riparare…sapere che vi sono in odio per qualcosa, senza provare a cambiare rotta…..ecco fossi stato il Gastone Fortunato che ha scritto l’articolo e che gode della vostra consuetudine e confidenza, avrei fatto così…..

  4. elisavisconti
    2
    elisavisconti Says:

    I realtà la mia domanda era più semplicemente un capire il polso della situazione ossia che cosa pensano le persone…Da buona populista quale sono, mi interessa eccome il pensiero della gente. Elisa Visconti

  5. Blu200010
    1
    Blu200010 Says:

    Si puo’ provare a dare una soluzione, ma è difficile per me dare la risposta giusta….. sia perché…………. dire come dovrebbe essere un modello reale e concreto che non si conosce non è agevole e poi ancora meno facile puo’ essere pronunciarsi sul come dovrebbe essere. Si potrebbe forse dire che l’essere “slave” non deve spegnere la mente e togliere l’iniziativa propositiva. Magari uno potrebbe pensare che ritirarsi sull’aventino ad attendere una telefonata della luce dei tuoi occhi, senza fare per primo un passo deciso e diretto per scusarsi e per rimediare, puo’ sembrare da una parte sintomo di una volontà spenta e di apatia e dall’altra puo’ essere equivocato, denunciando indolenza e menefreghismo. Ma forse mi sbaglio è solo una ipotesi la mia. Non vorrei apparire poi come Belbo, nel Pendolo di Foucault, che spiega ai membri del TRES chi erano…..

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