Toy boy un neofita slave impara l’arte della sottomissione ed el teasing and denial il controllo dell’orgasmo
By elisavisconti at 25 marzo, 2010, 10:51 am
Continuano le esilaranti sessioni quotidiane di dominazione di mistress Elisa Visconti e dei suoi slave.
Eccomi qui tranquillo, seduto ad assaporare un pezzo di dolce al cioccolato mentre i ricordi dei momenti appena passati e i sospiri che mi hanno accompagnato per un ora questa mia serata mi cullano. Sento l’impulso irrefrenabile di scriverle mia Dea Elisa Visconti. Le scrivo innanzi tutto usando non il verbo passato, ma cercando di usare prevalentemente il presente, perché ancora adesso porto con me le emozioni che ho provato anche a distanza di ore, ascolto la mia anima felice e piena di me stesso…….orgoglioso di me stesso. Le scrivo per ringraziarla per i traguardi che ho raggiunto grazie a Lei, nonostante ci siano state lacrime da parte mia nei miei confronti, tutto questo perché non mi amavo, non ero convinto in quello che facevo, succube della mia ignoranza giocavo a fare lo slave e lei mi ha insegnato ad esser slave. Ma oggi, mi sento bene con me stesso, pronto a giocare con Lei, pronto ad essere finalmente slave. Lo slave che lei vuole che io debbo essere solo per lei. Voglio partire subito dalle conseguenza di questo incontro quasi fiabesco, nessuna lacrima versata stavolta, nessun rancore verso la mia persona, solamente tanta ammirazione verso la Sua inestimabile esperienza;pronto ancora adesso a rievocare passate atmosfere rivissute grazie a lei mia Generosa e paziente Dea Elisa? Entro nel suo dungeon e subito mi sento schiavo. Non lo sono perché sono entrato nel suo harem e lei mi ha accolto vestita di pelle come volevo e come solo ora capisco stupidamente mi ero permesso di chiedere. Già la immaginavo da ore ad accogliermi vestita in pelle da capo a piedi con i suoi lunghissimi stivali a coscia alta in vernice e i guanti in lattice. Ero eccitato da ore solo al pensiero di potermi pregustare la sua presenza invece…Suono alla porta, lei mi apre e da parte Sua nessun dress code particolare, solo un vestitino lungo e sobrio e i guanti. Mentre una punta di rammarico stava oscurando il mio cuore, Lei mi ha fatto sentire davvero schiavo. Appena entrato mi ordinò sicura: “ Inginocchiati”. Davanti ad un ordine del genere non posso desistere di ubbidire e i miei occhi si abbassano quasi sfiorando la Sua immagine non ancora focalizzata. Sento la Sua presenza la avverto imperiosa nonostante il vestito sobrio, ma non oso alzare lo sguardo, mi inchino al suo potere e la saluto baciandole in piede. Ma subito mi ammonisce. “Ti ho forse detto di bacialo? Il piede di una signora si sfiora, non ti ho concesso di unire le tue labbra alla mia carne”. Mi sono sentito un piccolo verme che sin dall’inizio sbagliava tutto. Si, lei Elisa ha il potere di far fremere la mia carne, di farmi sentire un inetto, una nullità, proprio quando sono certo di farle cosa gradita e di aspettarmi da lei qualcosa, lei demolisce la mia testa, mi frigge il cervello, mi manda in tilt e non capisco più nulla. Ecco sono passati solo 5 minuti, e lei mi ha già destabilizzato. Sono preso dal panico e lei se ne accorge e ci gioca. “Allora?Non ho tutta la giornata da perdere per correggere ogni tuoi singolo patetico errore! Ti avevo detto di studiare e tu non lo hai fatto e si vede. Sei forse qui per giocare eh?Parla!”. Io non potei trattenermi dal fare affiorare sul mio viso una risatina isterica, mi sembrava di essere un alunno di 5 anni dinnanzi alla mia maestra quando si sbagliano le tabelline. Nonostante la testa bassa, la Miss se ne accorse. “Tu, levati immediatamente quel ridicolo ghigno sulla faccia, torna a testa sotto e saluta come si conviene!”. Ancora prima che ci potessi pensare esortato dal suo comando le mie labbra sfiorarono dolcemente un suo piede, ammirando la perfezione di tale estremità e resto a terra aspettando un suo nuovo ordine. Lei mi osserva silenziosa, mi gira intorno, ecco mi sta innervosendo di nuovo, si avvicina, mi annusa, mi ispeziona come fossi merce, si lecca un dito, lo passa sulla mia fronte e mi dice “Succhia!”. Non capisco cosa vuole fare sono già nel panico, io succhio e lei riprende “ Di cosa sa?”. Io assaporo e dubbioso dico “Niente signora”. Lei alza il tono, mi fa capire che la risposta è sbagliata, mi apre la bocca stringendomi la mascella mi rimette il dito in bocca e mi dice di nuovo: “Ho detto di cosa sa?”. Stavolta capisco! “Sa di sudore, signora”. E abbasso la testa. “Non solo non hai studiato ciò che ti avevo dato da fare a casa, ma hai mancato alla regola numero 16. Mi sai dire quale?”. E mentre aspetta inizia a fare vibrare il suo frustino in mano pronto all’uso|. Sono terrorizzato, le regole sono tantissime da imparare, non me le ricordo tutte, ma non voglio essere percosso sedici volte, perché so già che quello è il numero esatto delle frustate che lei mi darà. Ma sono piuttosto scaltro e visto che le regole bene o male me le rammento, ce ne una che parla della pulizia e gongolando per avere evitato la punizione le dico “Si signora, mi scuso per il tentennamento ma ora me la ricordo, posso?”. “Ma che bravo, sentiamo, ti ascolto attentamente…”. “La regola numero sedici dice che lo slave deve presentarsi al cospetto della sua signora profumato e fresco di doccia!”. E mi chinai sicuro di aspettarmi un premio e il premio che ancora non avevo avuto in quel quarto d’ora passato era il suo dolce sapore. Skiap, skiap. Due ceffoni sonori mi fecero sobbalzare. “La regola numero sedici non dice quello slave!Mi confermi che non hai studiato le regole, quindi?….”. Quindi sciocco scioccato e stupito mi girai tirai giù i calzoni e concessi le mie natiche al suo frustino. Sedici frustate possono sembrare poche , ma sedici frustate e l’orgoglio ferito sono un infinità. Attesi con le chiappe in fiamme, ma più che le chiappe era il mio orgoglio che fiammeggiava. Ancora una volta miss Visconti mi destabilizzava. Ed attesi bruciante nell’orgoglio ferito un suo nuovo ordine. “Vedo che hai la mano fasciata, quindi ti concedo il privilegio di alzarti in piedi. Ora vai a spogliarti in bagno poi vieni nella stanza rossa ,ti aspetto”. So esattamente come devo fare per andare in bagno, visto che mi ha concesso di farlo in piedi. Ora non la deluderò. Ora sarò premiato lo so. Mi alzo, chino leggermente il viso e non rivolgendole la schiena indietreggio fino ad arrivare nell’ anti camera, li mi spoglio e la raggiungo nella stanza. I miei occhi sono sempre rivolti a terra, adesso sono pronto ad essere un tutt’ uno con la mia fantasia e colei è li La padrona aspetta il suo slave seduta comodamente aspetta che io gli coccoli i suoi meravigliosi piedini, ma senza il suo consenso resto immobile attendendo il premio. “Avvicinati a Me e mostrami cosa sai fare”. Io tentenno, “Cosa fai?Ahhh capisco e sorridendo si avvicina mi apre la bocca, sta per cedermi il suo sapore quando…” Nnnno! E’ un tuo dovere avere studiato come ci si comporta perché dovrei premiarti per una cosa che devi fare?”. E mi lascia con l’aquilina in bocca. Sono distrutto! Nulla è come credevo che dovesse essere, ma sono da lei per imparare. Quindi mi inchino, Le tolgo dolcemente una scarpa e comincio a baciare i suoi profumatissimi piedini, leccandoli dolcemente sento che Le piace e provo eccitazione nel farlo, si mi eccita solo poterli leccare, sento le sue dita calde nella mia bocca e continuo a baciare, leccare ad adorare la perfezione stupenda che mi trovo nelle mani. Assaporo ogni parte dita, interno del piede, fino ad arrivare sul collo per poi far morire la mia lingua sulla sua caviglia. Sento i gemiti di piacere e scatta ancor più la voglia di regalarLe quel benessere che era da tempo dentro di me solo per Lei Padrona. Lei si chinò, mi concesse di accovacciare la mia testa sulle sue gambe e mentre mi accarezzava dolcemente i capelli facendomi rabbrividire mi sussurò ” Bravo il mio slave, lo sento che lo fai con passione, molti lo fanno in modo frettoloso, ingordo, invece tu ci metti amore è questo che voglio pura adorazione, bravo….”.Dopo aver sentito queste parole,la voglia di servirla e adorarla fa scattare in me un qualcosa che non ho mai provato, eccola la convinzione di essere slave. Sono bastate quelle sue gratificanti parole a ripagarmi di tutta l’amarezza che avevo provato e le sue deliziosi coccole erano dolce miele. “Ora alzati e sdraiati sul tatami, perché adesso diventerai il mio toys boy, il ragazzo giocattolo perché ho voglia di giocare”. Da qui in poi legato mani e piedi, accuratamente bendato negandomi di vedere qualsiasi immagine di lei splendida e bellissima Dea mi ha portato ad assaporare la mia fantasia, di esprimere la mia totale voglia di servirla. Mi ha regalato un inaspettato tesing and denial un controllo dell’orgasmo mentre legato forzatamente ero costretto a trattenermi. E lei si è divertita con me, col mio corpo stuzzicandomi i capezzoli, leccandomi il collo per eccitarmi sempre di più. Mi prende, mi usa, si ferma. Ma poi si ferma del tutto, sento versare qualcosa in una coppa di vetro, forse è acqua fresca, fa caldo, io aspetto avevo proprio sete. “Bevi mio piccolo toy, abbeverati”. Un liquido caldo e dolce mi scende per la gola e non ne posso fare a meno. Ho assaporato un’ altra volta il Suo delizioso nettare ma erano solo due piccole gocce che mi avevano fatto piangere e umiliare. Ora bevo ben una mezza coppa intera, era potente scorreva nella mia gola caldo, dolce, profumato era fantastico. Devo ammetterlo oggi Lei mi ha battezzato, devo ammettere anche che stavo provando un enorme godimento, eccitato, eccitatissimo, i miei ormoni erano impazziti . Poi quando mi chiese “Ripuliscila tutta la coppa” con la mia lingua riassaporavo avidamente quelle ultime gocce che erano rimaste. Egoisticamente parlando erano mie. L’ eccitazione era forte. E si che sembrava solo ieri il disgusto verso me stesso per averne assaggiate solo due. La mia erezione è a mille, non riesco a controllarmi. Sento la Sua mano che affonda tra le mie gambe, sempre legate, il tocco dei guanti di lattice e il mio corpo caldo mi mettono i brividi io so che devo avere l’ orgasmo solo quando lo vuole Lei e lei ci gioca, mi porta al limite una, due, tre volte, sempre di più e ogni volta mi dice “Trattieni, stop fermati” ma solo l’inizio della quarta è stata fatale. Ero li pronto a scoppiare lei si ferma, la mano non c’è più ,ma le fantasie fanno il resto. Sento la Sua voce, ma non ce la faccio e da solo in un impulso irrefrenabile scoppio ed ecco l’ esplosione che con malincuore non controllo e mi lascio andare vibrando come corde di un violino impazzito. Ancora ansimante di piacere vengo punito da Lei assaggiando il mio sperma per non essere riuscito a controllarmi quanto voleva. Una punizione esemplare, devo ammetterlo non sono stato in grado di avere quell’ auto controllo, non riuscendo a regalarLe il divertimento che voleva. Lei si avvicina, e ancora legato bendato e col sapore del mio sperma in bocca mi parla. “Hai ancora molto da imparare, ma ciò che tu devi fare è avere umilità. Tu sei venuto da me solo due volte e già ti dici slave? Hai visto come ero vestita quando ti ho aperto la porta?” Io annuii. “Hai capito perché ti ho bendato? “. Io aspettai. “Sai perché non mi sono vestita come avresti desiderato?”. Io aspettai. “Tu sei un neofita, non hai ancora capito la differenza che c’è tra essere slave e fare lo slave. Tu per fare lo slave ti sei venuto qua solleticato dalle tue fantasie per calarti come un attore in una parte di un ora. Io invece sono una dominante a prescindere e ti ho voluto dimostrare che lo si può essere anche quando si è vestite normali. La dominazione non è un dress code, ma un carisma innato. E ti ho bendato affinchè tu non potessi essere eccitato dalla mia persona e ti concentrassi solo sulle tue fantasie. Rifletti su questo ed adesso ti do dei compiti da eseguire visto che non ti sei comportato al meglio, ora ti slego, riordina tutta la stanza e riordina il tatami, fallo solo quando sarò uscita”. E mi slegò. Era il minimo che potessi fare, ho riordinato tutto, sono andato a lavarmi e mi sono rivestito, ma prima di uscire dalla stanza ho dato ancora un occhiata se tutto era in ordine e vedendo ancora la coppa da cui avevo bevuto il nettare una scossa salì lungo il corpo e leccandomi le labbra sono riuscito ancora a sentire il sapore del suo nettare. La sessione passata non è come credevo che dovesse essere, sin dall’inizio ma sono felice anzi felicissimo di quello che ho vissuto perché Elisa Visconti mi ha insegnato che uno slave lo è per la sua padrona per primo e poi anche per se stesso e non al contrario. E che lui non si deve aspettare nulla da lei. Vorrei ringraziarla Regina Elisa per tutto quello che mi fa vivere, gioie, lacrime, dolori, per Lei questo ed altro. Vorrei ringraziarla per i Suoi insegnamenti per i percorsi che mi sta insegnando e perché questa notte dormirò sonni tranquilli. In me oggi scorre qualcosa di Suo, oggi mercoledì 24 marzo 2010 sono cresciuto insieme alla mia fantasia. Insieme aLei. Suo eterno devoto toy boy.
Elisa Visconti






maggio 19th, 2010 at 15:05
Fantastico la sessione educativa che ho sempre sperato di trovare nel mio percorso di sottomissione …la supplico Divina mi conduca alla sottomissione vera..e totale
maggio 19th, 2010 at 15:18